Art. 251 c.p. – Inadempimento di contratti di forniture in tempo di guerra

Pubblicato il Dicembre 24, 2025 da lextime

Chiunque, **in tempo di guerra, non adempie** in tutto o in parte gli obblighi che gli derivano da un **contratto di fornitura** di cose o di opere concluso con lo Stato o con un altro ente pubblico o con un'impresa esercente servizi pubblici o di pubblica necessita', per i bisogni delle forze armate dello Stato o della popolazione, e' punito con la reclusione da **tre a dieci anni** e con la multa pari al triplo del valore della cosa o dell'opera che egli avrebbe dovuto fornire e, in ogni caso, non inferiore a lire diecimila.

Se l'inadempimento, totale o parziale, del contratto e' dovuto a **colpa**, le pene sono ridotte alla **meta'**.

Le stesse disposizioni si applicano ai subfornitori, ai mediatori e ai rappresentanti dei fornitori, allorche' essi, violando i loro obblighi contrattuali, hanno cagionato l'inadempimento del contratto di fornitura.

💡 Ratio Legis
Punisce chi, avendo assunto contratti di forniture nell’interesse della difesa nazionale in tempo di guerra, si rende inadempiente, tutelando la continuità e l’affidabilità dell’approvvigionamento delle forze armate in un momento di massima criticità.

🔍 Esempio Concreto
Un fornitore che, avendo assunto l’obbligo contrattuale di consegnare materiali essenziali alle forze armate in tempo di guerra, ometta dolosamente di adempiere, mettendo a rischio l’efficienza bellica, risponde del reato.

⚖️ Giurisprudenza
Fattispecie che trasforma un inadempimento contrattuale, di norma rilevante solo sul piano civilistico, in illecito penale in ragione dell’interesse pubblico eccezionale legato alla difesa nazionale in tempo di guerra.

📊 Schema
Contratto di fornitura per la difesa nazionale + tempo di guerra + inadempimento doloso → delitto contro l’efficienza bellica dello Stato.

⏱️ Successione delle leggi nel tempo — verifica del tempus commissi delicti

Il testo pubblicato in questa pagina è quello vigente oggi. Se il fatto è stato commesso in passato, la versione applicabile può essere diversa (art. 2 c.p.). Individua prima la data rilevante, poi consulta il testo dell'epoca sulla fonte ufficiale.

📜 Confronta con il testo vigente oggi (Normattiva)
Come orientarsi (art. 2 c.p.)
  1. Il fatto non era previsto come reato alla data indicata → non è punibile: la legge penale non ha effetto retroattivo (art. 2, comma 1, c.p.; art. 25, comma 2, Cost.).
  2. La norma incriminatrice è stata poi abrogata (abolitio criminis) → la punibilità viene meno anche dopo la condanna definitiva, con cessazione dell'esecuzione e degli effetti penali (art. 2, comma 2, c.p.).
  3. La norma è stata modificata tra la data del fatto e il giudizio → si applica la disposizione più favorevole al reo, salvo che sia già intervenuta sentenza irrevocabile (art. 2, comma 4, c.p.). Se la legge posteriore prevede la sola pena pecuniaria al posto di quella detentiva, la conversione opera anche dopo il giudicato (art. 2, comma 3, c.p.).
  4. Leggi eccezionali o temporanee → per i fatti commessi durante la loro vigenza si applicano comunque, senza retroattività favorevole (art. 2, comma 5, c.p.).
  5. Attenzione: il confronto tra versioni va fatto in concreto e considerando ciascuna legge nel suo complesso — non è consentito combinare i frammenti più favorevoli di leggi diverse (divieto della cosiddetta «terza legge»). Caso diverso è la dichiarazione di illegittimità costituzionale: non è successione di leggi e travolge anche il giudicato (art. 30, comma 4, L. 87/1953).

Strumento informativo: non costituisce parere legale. L'individuazione della norma applicabile al caso concreto richiede la valutazione di un professionista, anche alla luce della giurisprudenza costituzionale e sovranazionale (art. 7 CEDU).